Saviano: falso dire che ho fatto soldi sputtanando Napoli.

Roberto Saviano oggi su Il Fatto Quotidiano rilascia un’intervista nella quale si scaglia contro chi lo accusa di essersi arricchito romanzando la camorra. Un po’ ha ragione, perché si è arricchito anche con provocazioni eclatanti e con l’odio per Salvini.

Roberto Saviano continua la promozione dell’ultimo best seller in cima alle classifiche di vendita e lo fa con il solito metodo. Lo scrittore si è costruito un’immagine di martire per aver denunciato la camorra, ma in realtà da questa denuncia ha avuto più benefici che svantaggi.

Diversa è stata la sorte di tanti martiri che questa battaglia con la malavita organizzata l’hanno pagata con la vita o di quelli che, pur non combattendo, sono costretti ad una vita con il capo chinato.

L’esercito dei guru social: Saviano, Scanzi, Lucarelli.

Saviano è uno scrittore e vive del suo lavoro. Correttamente se i suoi libri sono ben fatti, guadagna soldi e questo non deve scandalizzare e non mi scandalizza. Ciò che francamente mi fa imbufalire è che per aumentare le vendite Saviano abbia ingaggiato una vera e propria sfida con le altre icone social della sinistra italiana (Andrea Scanzi e Selvaggia Lucarelli) a chi la spara più grossa.

Ad intervalli regolari sganciano bombe di ogni genere, prendendo di mira chi per coraggio o per sorte si discosta dal pensiero unico del quale loro sono gli alfieri. I media di regime li ospitano con grande enfasi, facendo passare per perle di saggezza delle vere e proprie bestialità.

E Saviano in questo è un maestro, alcune sue dichiarazioni sono memorabili.

Saviano sull’omicidio Cerciello Rega: “Serve ad alimentare la propaganda razzista”.

Vi ricordate l’omicidio del Vice Brigadiere Cerciello Rega? Subito dopo i fatti, quando ancora le indagini non avevano accertato l’identità dei due assassini, alcune piste legate al mondo dello spaccio e qualche immagine sfuocata delle telecamere che avevano ripreso la scena, avevano alimentato il sospetto che a commettere quel crimine orrendo fossero stati due nordafricani. Una possibilità, non una certezza.

Tanto era bastato perché il paladino degli ultimi si ergesse a baluardo dei migranti, quasi che chi cercasse la verità in quell’omicidio fosse solo un razzista:

Delinquenti politici che, per allontanare da sé i sospetti sui crimini commessi, non esitano a usare i più deboli tra voi, e i più esasperati (ognuno ha una ragione per esserlo), per alimentare sentimenti razzisti che non hanno ragione di esistere. Quando la camorra uccide, non è pensabile incolpare tutti i campani.

Ma questo è solo un esempio, perché Saviano è un concentrato di retorica progressista talmente stucchevole e melensa da far cariare i denti. Sui suoi profili social è tutto un richiamo alle cause più disparate per mantenere alto l’engagement dei suoi post e mantenere visibilità.

Saviano: solidarietà a Cesare Battisti e fango su Matteo Salvini.

A forza di solidarizzare con tutti è addirittura arrivato a solidarizzare con Cesare Battisti, il brigatista rosso che solo recentemente – dopo anni di latitanza – è stato assicurato alle patrie galere. Saviano si è poi ravveduto, ma ormai la frittata era fatta.

Oggi continua la sua battaglia contro il male, ma non c’è più la camorra in cima ai suoi pensieri, sostituita da Matteo Salvini, bersagliato in tutte le sue apparizioni televisive e le esternazioni social.

La promozione dei suoi libri.

Oggi che il suo nuovo libro è in cima alle classifiche di vendita Saviano esulta e brandisce questo successo letterario, ma ancor prima economico, contro quelli che lo “insultano, denigrano e delegittimano“. Anzi, ci tiene a far sapere loro che lui è ancora lì e resiste.

Resiste a cosa? Più che altro insiste, perché la propaganda social ti richiede un impegno costante e continuo, non puoi mai permettere che il volume si abbassi. Così lui, ogni volta che gli insights dei suoi account social mostrano una lieve flessione, ne spara un’altra ancor più grossa della precedente.

I giornali la rilanciano, i suoi bersagli reagiscono e immediate arrivano le attestazioni di solidarietà da quelli buoni e bravi. Un teatrino disgustoso che non si riesce a scardinare.

Si, Saviano ha sputtanato Napoli.

La sua intervista di oggi è emblematica: lui povero martire non ha fatto soldi con la camorra, non ha sputtanato Napoli.

Se il giornalista che lo ha intervistato non avesse dovuto salvaguardare l’alone mistico che lo circonda, gli avrebbe anche potuto chiedere perché nel romanzo che lo ha reso famoso non c’è neanche un richiamo ad un eroe positivo, magari ad uno di quei tanti poliziotti, carabinieri, magistrati, imprenditori, parroci e persone per bene che ogni giorno a Napoli resistono e combattono davvero la camorra.

Eppure sono la maggioranza alla quale lui non ha dato voce, preferendo dipingere assassini e spacciatori come figure complesse, dense di sentimenti e dissidi interiori. Un falso, un vero e proprio falso: sono semplicemente delle bestie, ma dirlo così non gli avrebbe fatto guadagnare un centesimo.

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