Conte: vengo anch’io. No tu no!

Il Premier fatto fuori da Merkel e Macron che lo escludono dal tavolo di trattative con Xi Jinping. Non c’è niente da fare, ormai non contiamo più niente.

L’irrilevanza politica del Governo Conte si è tradotta nell’irrilevanza politica internazionale del nostro Paese che viene sistematicamente escluso da ogni summit nel quale bisogna decidere qualcosa di importante.

Conte è sempre lì, pronto a scodinzolare, in attesa che qualcuno gli butti un osso, ma nessuno ormai ci considera più. L’Europa ha concluso il negoziato con la Cina per aprirsi un varco commerciale che dovrebbe agevolare le imprese del Vecchio Continente, ma l’impressione è che, come al solito, a beneficiarne saranno solo le imprese francesi e tedesche che, per altro, da alcuni anni hanno acquisito i pezzi pregiati dell’industria italiana.

Per Conte deve essere stata una delusione enorme, proprio perché l’Italia era stato il primo paese del G7 ad aderire alla Via della Seta voluta dal presidente cinese, ma ora viene messa in secondo piano dai veri protagonisti delle scelte economiche europee.

Il vertice CINA – UE

La videoconferenza si è svolta il 30 dicembre, hanno partecipato la Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, il Presidente del Consiglio Eurpeo Charles Michel, ovviamente il Presidente cinese Xi Jinping.

Quello che doveva essere un vertice bilaterale però si è ben presto trasformato in un incontro trilaterale tra Germania, Francia e Cina, perché al tavolo hanno presenziato come veri protagonisti la cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese Emmanuel Macron.

Questo dimostra ancora una volta di più, se ce ne fosse il bisogno, che l’Europa non è un entità diversa e composita, ma semplicemente un gruppo di stati che hanno deciso di sottomettersi all’asse franco-tedesco che, a sua volta, ribaltando anni di politica estera e di relazioni privilegiate con i paesi del Patto Atlantico, decide di stringere accordi commerciali con una dittatura comunista come quella cinese.

La stessa dittatura che, con il disprezzo di ogni regola commerciale e di ogni diritto umano, ha di fatto già colonizzato l’Africa e ha disintegrato l’economia di tanti stati, tra i quali l’Italia.

L’assenza di Conte

Conte non è stato invitato. Ormai l’esclusione dell’Italia è uno schema al quale siamo abituati, ma non per questo dovremmo rassegnarci e, invece sarebbe ora di rivendicare il nostro ruolo come Paese fondatore dell’Europa che, Merkel e Macron hanno scambiato per un loro feudo.

L’economia italiana è quella che ha pagato il prezzo più alto in questa strategia economica che ha privilegiato le relazioni commerciali con l’Oriente: da un lato abbiamo subito la concorrenza sleale che ha massacrato le nostre piccole e medie imprese; dall’altro siamo stati spogliati di aziende strategiche per la nostra economia che sono passate di mano per finire a grandi gruppi francesi o tedeschi, con acquisizioni finanziate proprio attraverso i lucrosi affari internazionali di questi ultimi.

Economia sostenibile e diritti dei lavoratori.

L’accordo con la Cina viene come al solito avvolto in un contesto dorato e aulico: gli investimenti saranno rafforzati per una svolta green, rispettosa dell’ambiente e sostenibile. Addirittura la Cina ratificherà un accordo internazionale per la tutela dei lavoratori e contro il lavoro forzato, si impegnerà a tutelare la proprietà intellettuale e renderà trasparenti gli aiuti di stato alle imprese.

Insomma, la Cina, come contropartita di questo accordo che privilegia esclusivamente Francia e Germania, si impegna a rispettare norme e regole che avrebbe dovuto rispettare già da tempo e a prescindere da ogni negoziazione.

Siamo veramente dei babbei: se avessimo fermato la Cina costringendola a rispettare le regole che le nostre aziende rispettano da almeno 50 anni, oggi avremmo la possibilità di negoziare su un piano di parità. Oggi, invece, possiamo solo constatare di aver perso la guerra e quello che è stato appena siglato è solo un trattato di pace nel quale, come al solito, i più furbi si ingraziano le simpatie dell vincitore.

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