Arcuri, il Conte del Grillo

Il Supercommissario voluto da Conte si comporta come un nobile, non ha regole da rispettare e gode dell’immunità più totale. Ma su mascherine, siringhe e vaccini i conti non tornano.

«Perché io so’ io e voi non siete un c…». Con questa frase Alberto Sordi nei panni del nobile Marchese del Grillo saliva in carrozza sbeffeggiando i suoi compagni di gioco con i quali si era azzuffato fino a qualche istante prima. Il titolo di Guardia Nobile del Papa gli garantiva l’immunità e lui ne faceva un uso molto disinvolto.

Era il 1700 e all’epoca poteva anche starci. Oggi, nel 2020, in un Paese governato da un partito che si chiama “democratico” insieme a quelli dell’«uno vale uno», questi privilegi dovrebbero essere banditi. Eppure non è così, perché al super commissario Domenico Arcuri, l’articolo 122 comma 8 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 (Decreto Cura Italia), convertito con modificazioni nella legge 24 aprile 2020 n. 27, riconosce l’immunità.

Ovviamente non si dice in maniera brutale, ma con il solito bizantinismo delle leggine che non devono attirare troppo l’attenzione. E così, l’articolo in questione, testualmente recita: “In relazione ai contratti relativi all’acquisto dei beni di cui al comma 1, nonché per ogni altro atto negoziale conseguente alla
urgente necessita’ di far fronte all’emergenza di cui al comma 1, posto in essere dal Commissario e dai soggetti attuatori, non si applica l’articolo 29 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 novembre 2010, recante “Disciplina dell’autonomia finanziaria e contabile della Presidenza del Consiglio” e tutti tali atti sono altresì sottratti al controllo della Corte dei Conti, fatti salvi gli obblighi di rendicontazione. Per gli stessi atti la responsabilità contabile e amministrativa è comunque limitata ai soli casi in cui sia stato accertato il dolo del funzionario o dell’agente che li ha posti in essere o che vi ha dato esecuzione. Gli atti di cui al presente comma sono immediatamente e definitivamente efficaci, esecutivi ed esecutori, non appena posti in essere. La medesima limitazione di responsabilità vale per gli atti, i pareri e le valutazioni tecnico scientifiche resi dal Comitato tecnico scientifico di cui al comma 6 funzionali alle operazioni negoziali di cui al presente comma
“.

Tradotto in parole semplici ad Arcuri e ai suoi consulenti è stato concesso un salvacondotto pressoché totale. Arcuri non solo non deve rispettare le regole che valgono per chiunque gestisca soldi pubblici, ma anche se commettesse qualche “erroruccio” nessuno gliene potrebbe chiedere conto.

Sarà forse per questo che Arcuri ha un odioso atteggiamento di superiorità con tutti, si rifiuta di dare spiegazioni e fa affari con persone i cui trascorsi andrebbero meglio verificati. Tra l’altro ha una vera e propria passione per i contratti con la Cina, anche quando i prezzi non sono proprio i migliori.

Di vicende poco chiare nella gestione commissariale ce ne sono moltissime, ne abbiamo parlato diffusamente su questo blog, ma c’è un nuovo fronte sul quale Arcuri dovrebbe rispondere anche se preferisce fuggire.

Si tratta delle siringhe necessarie per l’inoculazione del vaccino. Sembra che il prezzo pagato dall’Italia sia di un euro a siringa, mentre la Francia spenderebbe circa 30 centesmi. Un bel record, non c’è che dire caro Conte del Grillo!

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