De Luca: primatista mondiale di salto della fila.

Alla Campania 5 dosi nel giorno del “VAX DAY”. Una se la “accatta” il Governatore De Luca e scoppia la polemica. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, parla di «indegno abuso d’ufficio».

I criteri di priorità nella vaccinazione devono essere seri, non da “mercato nero”. Chi lo ha detto? Udite udite, il concetto è stato espresso proprio dal Governatore di ferro della Campania, Vincenzo De Luca, che poi però razzola male, malissimo.

Infatti, non si comprende quale criterio di priorità gli abbia consentito di essere uno dei primi italiani a ricevere il vaccino che, come tutti sanno, in queste ore deve essere somministrato alle persone che sono in prima linea a fronteggiare il coronavirus negli ospedali. In prima fila quindi ci sono gli operatori sanitari, poi gli ospiti delle RSA ed il personale che li assiste, quindi gli ultra ottantenni. In seguito si passerà alla fascia di età compresa tra i 75 e i 60 anni.

Vincenzo De Luca, nato a Ruvo del Monte l’8 maggio 1949, ha 71 anni, non lavora in ospedale e non risiede in una RSA. Perché si è vaccinato per primo?

Lo scatto fulmineo di De Luca dimostra che quando vuol fare qualcosa riesce ad essere il primo. Peccato che non sia stato altrettanto solerte ed efficiente nel sistemare i tanti guai della sanità campana, al centro di uno scandalo sui ritardi nella realizzazione delle terapie intensive al vaglio della Magistratura.

Avrà voluto dare il buon esempio? Mah, a mio parere ha solo fatto fare una brutta figura mondiale all’Italia. Chissà quali saranno i commenti dall’estero di fronte all’immagine di un presidente di regione che passa avanti a tutti e si mette al sicuro con la vaccinazione, mentre nelle corsie il personale sanitario rischia la vita ogni momento per curare i positivi.

Tra i più caustici a prendere posizione contro questo show di De Luca è stato il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris che inquadra la fattispecie in un “indegno abuso d’ufficio“. E se lo dice lui che è stato Pubblico Ministero ci possiamo credere.

Al di là della rilevanza penale del comportamento dello sceriffo De Luca, quello che sconcerta è il disgustoso esempio di ingordigia di un uomo che ha beneficiato del suo incarico pubblico per ottenere una dose di vaccino che mai gli sarebbe spettata oggi.

Come al solito a difenderlo ci sono i compagni di partito, Gennaro Migliore e Andrea Orlando tra tutti, che non ci vedono niente di strano, ma si sa che da quelle parti le regole sono interpretate in maniera molto elastica quando riguardano gli amici.

Se il Sommo Poeta, Dante Alighieri, dovesse scrivere di questa vicenda, con ogni probabilità la collocherebbe all’inferno, nella Quinta Bolgia, quella dei barattieri, cioè coloro che trassero profitti dalla loro carica pubblica. La punizione? Sin troppo facile: rientrare nel 5% di inefficacia del vaccino.

Io però mi auguro, ed auguro a De Luca, che il vaccino funzioni e che lo protegga dall’infezione, donandogli altri 100 anni di vita, perché sono quelli come lui che mi danno lo stimolo per continuare questa mia battaglia.

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