Domenico Arcuri, l’antipatico.

Domenico Arcuri

Domenico Arcuri. Sconosciuto ai non addetti ai lavori fino a qualche mese fa, in poco tempo è diventato un volto tristemente noto agli Italiani. Capacità di spesa illimitata, poteri straordinari, risultati scadenti: il ritratto perfetto di un manager di stato con gli appoggi giusti.

A marzo di quest’anno, di fronte all’avanzata della pandemia, Giuseppe Conte ha nominato Domenico ArcuriCommissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19”.

«Domenico chi?». 

Domenico Francesco Arcuri , da Melito di Porto Salvo, classe 1963. Corso di studi blasonatissimo: Scuola Militare Nunziatella e Laurea alla LUISS Guido Carli con la tesi “Redditività economica e sociale degli investimenti pubblici nel Mezzogiorno”. Ha talmente inquadrato bene l’oggetto del problema che dopo la laurea entra subito in IRI: da quel momento il Mezzogiorno per il nostro Arcuri sarà un investimento molto redditizio. Un po’ meno per il Mezzogiorno e per i suoi abitanti.

Invitalia: i disastri di Bagnoli e Termini Imerese

Dopo l’IRI e qualche anno con Deloitte Consulting, Domenico Arcuri approda a Invitalia nel 2007, il carrozzone statale mangiasoldi con una mission roboante e risultati scadenti. Da allora è ininterrottamente l’amministratore delegato della creatura di Massimo D’Alema che la fondò nel 1999 come Sviluppo Italia: doveva rilanciare il Sud con investimenti e innovazione, ma ben presto si dimostrò inutile, tanto che per il suo rilancio venne chiamato il nostro Domenico. 

La nomina fu fatta dal Governo Prodi, una vera e propria corazzata dei DS: Massimo D’Alema agli Esteri, Tommaso Padoa-Schioppa all’Economia e Pierluigi Bersani allo Sviluppo Economico.

In oltre un decennio Domenico Arcuri gestisce tutti gli investimenti e le agevolazioni dello Stato nel Mezzogiorno: un fiume di miliardi che però non hanno migliorato la condizione economica e sociale delle regioni del Sud. Emblematiche sono le vicende del recupero delle Aree industriali di Bagnoli e di Termini Imerese.

  • Bagnoli – Il faraonico progetto di riqualificazione e bonifica dell’area industriale ex Italsider, dopo il disastro di Bagnolifutura viene raccolto da Invitalia, ma ad oggi nulla è cambiato: miliardi di euro buttati al vento in studi, consulenze, progetti; zero bonifica e niente sviluppo. Almeno questo è quanto risulta da un’impietosa relazione della Corte dei Conti che conclude: la bonifica è “ancora lontana dalla sua conclusione, malgrado l’enorme onere finanziario sostenuto. Con risultati talvolta peggiorativi per l’inquinamento dell’area, causati da interventi di bonifica non idonei”.
  • Termini Imerese – è una storia di promesse tradite, di annunci e delusioni sul rilancio di un agglomerato industriale definitivamente naufragato con il fallimento dell’accordo Fiat – Bluetec firmato proprio dal nostro Arcuri e finito nella solita indagine della Magistratura a caccia dei soldi spariti. Intanto centinaia di lavoratori sono senza lavoro e senza speranza.

La nomina a Commissario Straordinario

Con queste palle sul blasone Domenico Arcuri viene incaricato di gestire la fase più difficile per l’Italia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale: una crisi sanitaria impressionante durante una crisi economica epocale. Nel frattempo Arcuri si sta anche occupando della crisi di ILVA – Arcelor-Mittal.

La rassegna dei disastri di Arcuri sarebbe impietosa, quindi mi limito ad alcuni cenni esemplificativi: vi ricordate le mascherine a 50 centesimi iva compresa? Oppure, l’app Immuni? Oppure i banchi a rotelle venduti on line a 34 euro e messi a bando con un prezzo di 340 euro? Oppure i ventilatori polmonari con il software in cinese? Mi fermo qui, per rispetto dei 70 mila morti italiani. 

Ma a prescindere da tutto questo, gli Italiani che sono popolo benevolo e dalla memoria corta, possono perdonare tutto, ma non possono consentire a Domenico Arcuri di avere questo atteggiamento di superiorità, questa spocchia ingiustificata e urticante, condita da un’eloquio stentato e profusa da una timbrica vocale fastidiosa.

Arcuri ha l’atteggiamento beato dell’intoccabile (e forse lo è realmente) che non ha neanche il pudore della falsa modestia: si presenta alle conferenze stampa come depositario del verbo, non ammette replica contraria, si adombra ad ogni critica e non sopporta i giornalisti che fanno domande.

Ai poteri straordinari corrispondono responsabilità straordinarie, ma soprattutto l’onere di una trasparenza e disponibilità straordinarie che Arcuri non ha e che non tenta neanche di simulare. 

Tra i tanti fallimenti di questo Governo sgangherato, Arcuri è quello più intollerabile. Siete d’accordo?

Fabrizio Gareggia

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