Nuova variante COVID Inghilterra.

Boris Jhonson ha annunciato il lockdown per l’impennata dei casi di contagio in Inghilterra. La nuova variante del coronavirus sarebbe più contagiosa del 70%. Il vaccino sarà ancora efficace?

Il tweet del Dott. Giorgio Gilestro

«Questa è tutta un’altra bestia». Così Giorgio Gilestro, professore dell’Imperial College di Londra, definisce la nuova variante del coronavirus scoperta in Inghilterra.

Sul suo profilo Twitter dice: «In tutta la Gran Bretagna (non solo Londra) Il due dicembre meno del 5% del virus in circolazione era la nuova variante. Il 16 dicembre quasi l’80% lo era». Si capisce chiaramente come la contagiosità del coronavirus inglese sia particolarmente preoccupante, perché con questi numeri sembra che per ogni contagiato, nel giro di 14 giorni, ce ne siano stati ben 16.

La nuova ondata epidemica avrebbe comportato un incremento costante del numero dei ricoveri che non si sarebbe arrestato neanche durante il lockdown nazionale di novembre.

Per questo motivo il Premier britannico Boris Johnson ha imposto un lockdown almeno fino al 30 dicembre.

Il dibattito scientifico sulla mutazione del virus

Il post del Prof. Enrico Bucci

Come ci ha insegnato questo lungo anno di pandemia, per ogni scienziato che ha una posizione, ce n’è un altro che ha una posizione completamente contraria.

Anche la scoperta della variante inglese del coronavirus non fa eccezione: al Dott. Gilestro risponde il Dott. Enrico Bucci della Temple University di Philadelphia, secondo il quale questa variante non desta particolari preoccupazioni.

Si tratterebbe infatti di una forma già attiva in Inghilterra dal mese di Settembre, analoga alla mutazione scoperta in Sud Africa, ma anche su questo evidenze scientifiche affermerebbero il contrario, come chiarito dalla Dott.ssa Emma Hodcroft dell’Università di Basilea.

Mentre la ricerca scientifica continua la sua analisi, l’Inghilterra decide comunque di chiudere tutto.

Il vaccino sarà efficace anche contro il nuovo ceppo del virus?

Nei prossimi giorni in tutto il mondo inizieranno le vaccinazioni contro il Sars-Cov 2, ma la scoperta del nuovo ceppo virale in Inghilterra pone l’interrogativo sulla efficacia del vaccino anche contro le varianti del virus.

Le prime dichiarazioni degli scienziati sembrano rassicurare, ma al momento non ci sono certezze. Il Dott. Giorgio Palù, intervistato oggi da Il Messaggero, spiega:

«Questo virus muta sicuramente ma lo fa molto di meno rispetto ad altri virus a Rna come il virus dell’influenza, Hcv e Hiv. Un dato confortante a riguardo è l’osservazione, effettuata negli studi preliminari condotti sui volontari, che gli anticorpi indotti dalla vaccinazione neutralizzavano anche virus circolanti portatori di mutazioni rispetto al ceppo originario. In ogni caso, questo aspetto, al pari della durata dell’immunità acquisita col vaccino, dovrà essere valutato più avanti con l’avvio della vaccinazione di massa». (Dott. Giorgio Palù – Il Messaggero del 20 dicembre 2020 – pag. 7)

Quindi non c’è certezza dell’efficacia del vaccino sulle nuove varianti e questo mette ancor più a rischio la riuscita della campagna vaccinale che dovrebbe mettere fine a questa pandemia.

Gli altri virus e le malattie che minacciano l’uomo

Non sono solo le mutazioni del virus a preoccupare, ma anche la ricomparsa di alcuni virus e patologie che si stanno diffondendo in questo periodo e che rischiano di trasformarsi in altrettante ondate epidemiche.

In Giappone, ad esempio, da Novembre è scoppiata una nuova epidemia di aviaria (virus H5), un virus contagiosissimo che in breve tempo è già sbarcato in Europa e in Italia attraverso gli uccelli migratori.

In questo caso, un salto di specie, cioè il passaggio dall’animale all’uomo sarebbe disastroso. E non è un’ipotesi remota. Ad esempio, tra il 2005 e il 2020 dagli animali si sono originate tre epidemie ed una pandemia che hanno interessato la popolazione umana: nel 2003 è comparsa la SARS, che dai pipistrelli si è trasferita agli zibetti e poi all’uomo. Nel 2009 si è diffusa una epidemia di influenza suina causata dal virus H1N1, trasmessa dagli uccelli ai suini e poi passata all’uomo. Nel 2012 è comparsa la MERS, trasmessa dai pipistrelli ai cammelli e all’uomo.

Anche il COVID-19 sarebbe scaturito da un salto di specie.

Per altro il coronavirus avrà delle conseguenze indirette sull’uomo sulle quali ancora si sta indagando. Al momento quella più preoccupante è una mucormicosi, cioè una rara infezione fungina che si è manifestata in India, con una letalità del 50%. L’insorgenza di questa patologia è agevolata nei pazienti con un sistema immunitario già debilitato.

Non c’è che dire, il 2021 si preannuncia già come un anno pieno di preoccupazioni più che come l’anno della rinascita. L’impressione è che la battaglia appena ingaggiata dall’uomo per la sua sopravvivenza, sia solo all’inizio.

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