Travaglio: il solito sproloquio.

Travaglio si spertica in una accorata difesa di Morra con la solita strategia che, neanche a dirlo, è quella di dare la colpa a Salvini.

Nel disperato tentativo di salvare Nicola Morra dal suo destino, il giornalaio matto oggi torna a sproloquiare su tutto e tutti e si avventura in una nuova declinazione del solito ritornello: se le cose vanno male è colpa di Salvini.

Il Presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra

La richiesta di dimissioni del Presidente della Commissione Antimafia è stata formulata da tutti i leader politici italiani, con l’unica eccezione del Movimento 5 Stelle che pure ha preso le distanze dal canuto professore di filosofia prestato alla politica. Salvini non ha fatto eccezione: per il leader leghista le parole contro Jole Santelli sono un errore imperdonabile per Morra che dovrebbe lasciare l’incarico.

Ecco che Travaglio, evidentemente ritenendo insufficiente la difesa d’ufficio della Taverna, incurante della dichiarazione del Procuratore Nicola Gratteri, lancia l’ennesimo attacco contro Salvini.

“Ce l’ha con Morra perché l’ha convocato in commissione antimafia per la vicenda di Arata e Salvini si è sottratto”. Questo il teorema; vi risparmio i dettagli.

Ad una prima lettura già si capisce che questa teoria non sta in piedi, ma soprattutto ciò che indigna di più è che si capisce benissimo l’obiettivo di Travaglio, cioè quello di spostare l’attenzione dalla richiesta di dimissioni pienamente giustificata, per trasformarla in una richiesta di dimissioni strumentale e interessata.

Da un lato, quindi, si sminuisce la portata offensiva delle parole di Morra e si sposta l’attenzione su una vicenda datata e autonoma – il caso Arata appunto – che sta seguendo il suo corso e della quale devono occuparsi, eventualmente, i tribunali. Non la Commissione Antimafia che dovrebbe invece concentrarsi su questioni di politica giudiziaria contro il crimine organizzato.

Il PM Nino di Matteo e il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Quindi Morra, piuttosto che sfruttare il suo ruolo di Presidente della Commissione Anti-Mafia per convocazioni finalizzate a brandire inchieste giudiziarie contro i propri avversari politici, dovrebbe chiedersi per quale motivo il Guardasigilli Bonafede, suo compagno di partito, abbia rimesso in libertà mafiosi e delinquenti con la scusa del COVID, oppure perché abbia scelto Basentini a capo del DAP al posto del PM Nino Di Matteo.

Morra potrebbe anche cercare di capire come sia possibile che mafiosi e familiari possano essere mantenuti a spese dello Stato con il reddito di cittadinanza.

Ma si sa, queste domande sono scomode e poi andrebbero fatte ai propri compagni di partito.

Un giornalista degno di questo nome, però, non può far finta di nulla: piuttosto che arrendersi di fronte alla realtà, si arrovella il cervello per difendere l’indifendibile diventando di fatto complice di Morra che si ostina a rimanere al suo posto.

Così facendo Travaglio dimostra ancora una volta – se ce ne fosse il bisogno – che da diverso tempo non è più un giornalista, ma un travisatore seriale che scrive articoli di propaganda. E i fatti? Per Travaglio sono un optional.

2 Comments

  1. Articolo decisamente di parte.Questo giornalista sarà caduto dalla culla,sbattuto testa e il cervello non gli si è sviluppato.Jole Santelli,malata oncologica terminale,non diveva candidarsi perché le cure oncologiche,la famosa chemioterapia,fanno stare così male che non hai la forza di alzarti dal letto.Io lo so perché le faccio e a ogni ciclo,cioè ad ogni infusione di chemio,veleno puro,nel mio corpo,io sto malissimo,sempre a letto,senza forza di mangiare ne di fare altro.Ho avuto pure la mucosite,cioè infiammazione di tutte le mucose dalla bocca al retto con duri lancinanti.
    Pertanto Morra ha detto cose sagge e chi difende la NON SCELTA della Santelli non ragiona bene.La Santelli non era in grado di lavorare figuriamoci se era in grado di guidare una regione!

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