Carne senza carne: l’ultimo affronto della UE al Made in Italy

Hamburger, salsiccia, bistecca. Voi pensate alla carne, ma ben presto potreste ritrovarvi nel piatto un intruglio di sostanze vegetali a basso costo che della carne hanno soltanto il nome.

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L’allarme lo ha lanciato Matteo Salvini con un tweet che parla di “carne senza carne” come di un inganno ai consumatori e oltraggio al Made in Italy.

carne senza carne
Una “bistecca” vegetale

Proprio oggi il Parlamento Europeo dovrà esprimersi su un emendamento al Regolamento UE n. 1308/2013 che disciplina l’Organizzazione Comune dei Mercati dei prodotti agricoli, in base al quale i termini bistecca, burger, hamburger e salsiccia possono essere usati solo per prodotti fatti da vera carne.

L’approvazione di questo emendamento non è scontata perché in molti – in particolare il gruppo dei socialisti europei – vorrebbero un ammorbidimento di questa disciplina, per consentire che alcuni prodotti senza carne possano continuare ad essere chiamati come quelli a base di carne.

I produttori di carne sono sul piede di guerra: si tratta di evitare la confusione per i consumatori che potrebbero essere indotti a ritenere erroneamente di acquistare della carne, quando in realtà il prodotto è composto esclusivamente o principalmente da sostanze vegetali.

La campagna #StopMeatSounding lanciata dai produttori di carne europei.

Contro i produttori di carne si sono schierate le associazioni animaliste e ambientaliste (tra tutte Greenpeace e il WWF) che hanno puntato tutto sulla svolta green dell’Europa a guida Von der Leyen. La carne senza carne, in base ad alcuni studi, “genera il 90% in meno di emissioni di gas serra, richiede il 46% di energia in meno, ha un impatto del 99% inferiore sulle risorse idriche e usa il 93% in meno di terreno rispetto a un quantitativo equivalente di carne macinata” (fonte: Financialounge.com).

Ma questi dati, seppur convincenti ad un primo impatto, devono essere valutati insieme alle criticità di una produzione su larga scala che comporterebbe deforestazione, impiego di erbicidi e pesticidi e tutti i problemi legati alle monocolture intensive.

Inoltre, i benefici per la salute dei consumatori sono tutt’altro che chiari: la maggior parte di questi veri e propri surrogati della carne sono fortemente processati e ricchi di grassi saturi e sodio.

Come al solito queste battaglie sono determinate da fortissimi interessi economici, mascherati da buoni propositi.

In prima linea ci sono le associazioni ambientaliste e nelle retrovie si muovono le grandi multinazionali del settore food (tra queste Nestlé, Tyson Foods, Beyond Meat, Impossible Foods) che hanno lanciato l’assalto ai consumatori per un mercato che ben presto potrebbe raggiungere il 10% dell’industria globale della carne, per un controvalore di 140 miliardi di dollari (fonte: Il Sole 24 ore).

La strategia di sfruttare la notorietà di marchi e denominazioni per attrarre i consumatori è scorretta, ma l’Europa ha dimostrato di essere fin troppo tollerante su questo fronte. Il danno per le imprese della filiera tradizionale dell’allevamento italiano, costrette a subire la concorrenza sleale di produttori di cibo da laboratorio, è incalcolabile.

Non è, per altro, solo una questione di gusto o di scelte alimentari: chiamare con nomi diversi alimenti diversi è una regola fondamentale di sicurezza alimentare e di correttezza nei confronti dei consumatori oltre che di tutela del nostro Made in Italy.

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