Grillo il cinese.

Beppe Grillo si domanda il motivo per il quale gli USA temano la Cina. Lo fa pubblicando sul suo blog un articolo di Fabio Massimo Parenti, autorevole studioso e professore della CFAU, un’università di Pechino per la formazione di diplomatici.

Il Prof. Parenti esordisce così:

Tra il 2009 e il 2013 la RPC è divenuta la prima potenza manifatturiera e commerciale al mondo, per poi superare il PIL dell’economia statunitense, a parità di potere d’acquisto, a partire dal 2014. Contestualmente, considerando anche l’accelerazione sul versante dell’innovazione tecnologica, l’aumento di produzioni a medio e alto valore aggiunto, la crescente integrazione finanziaria e il boom del potere d’acquisto della più grande classe media al mondo, possiamo asserire che la Cina rappresenti il più importante motore dell’economia globale.

Considerazioni basate su dati di fatto incontrovertibili, tanto che l’autore si meraviglia dell’atteggiamento degli Stati Uniti che, dall’amministrazione Trump, ha contrastato l’espansione cinese in ogni modo.

Secondo Parenti, gli USA manifesterebbero “debolezza” nei confronti della superpotenza asiatica per la paura di perdere il proprio “status”, contrapponendo ad un sistema economico innovativo ed efficiente un modello (quello americano appunto) obsoleto e ingessato.

L’analisi non convince per diverse ragioni.

La prima è che la fonte da cui proviene, il Prof. Parenti appunto, insegna in un’Università di Pechino che ha come finalità quella di formare diplomatici cinesi, è una emanazione diretta del Ministero degli Esteri cinese che la amministra e gestisce insieme al Ministero dell’Istruzione cinese. Quindi, se appare del tutto naturale questa enfasi dell’autore nel magnificare il modello cinese, appare altrettanto giustificato l’atteggiamento di chi possa sospettare che nell’analisi vi sia una buona dose di propaganda.

E questo introduce alle altre considerazioni critiche.

Il “modello cinese” non è solo fatto di straordinari risultati in termini di sviluppo economico e innovazione tecnologica, ma è anche e soprattutto un sistema nel quale vigono regole e metodi che mal si addicono ad una democrazia occidentale. Anzi, direi che proprio queste regole e questi metodi sono alla base dei successi di cui il Prof. Parenti dà conto con un certo orgoglio.

Temi come quelli dei diritti civili, della libertà di espressione e della manifestazione del dissenso, della tutela dei lavoratori, del rispetto dell’ambiente sono criticità insormontabili del sistema cinese.

Noi abbiamo toccato con mano l’oppressione anti-democratica, abbiamo toccato con mano lo sfruttamento del lavoro e oggi, dopo anni di lotte abbiamo già conseguito la piena maturità del nostro sistema democratico, pur con tutte le mancanze che si possono evidenziare.

Il sistema economico italiano ha subito l’impatto della globalizzazione e della liberalizzazione dei mercati uscendone quasi annientato: abbiamo aperto le nostre frontiere senza pretendere una uniforme applicazione delle tutele e delle norme regolatrici. Ci sono rimasti i diritti e le libertà, per le quali è stato versato il nostro sangue e quello di tanti soldati (anche statunitensi) e che non possiamo sacrificare sull’altare di un progresso economico che si sostanzia in una regressione civile e nella perdita di fondamentali conquiste sociali.

Oggi, la scelta tra Cina e USA è per me molto semplice: preferisco impegnarmi per correggere le distorsioni di una democrazia che manifesta i segni del tempo, piuttosto che adeguarmi ad una dittatura illuminata.

Per Beppe Grillo, evidentemente, non è così: il suo movimento è nato proprio per disgregare e depotenziare le Istituzioni democratiche, rescindendo il legame tra popolo e suoi rappresentanti. Ora tocca all’economia, con la svendita del Porto di Taranto.

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