MES: ennesimo rinvio, la telenovela continua

Dell’adesione dell’Italia al MES se ne riparla a settembre. Conte sa benissimo che l’adesione dell’Italia a questo prestito sancirebbe di fatto la fine della nostra sovranità in tema di politiche sociali e, più in generale di spesa pubblica.

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Ma non è questo il motivo per il quale il Premier eviterà questo argomento nella risoluzione che si voterà tra qualche giorno in vista dell’imminente Consiglio europeo.

Nonostante la ferma opposizione di Lega e Fratelli d’Italia, nonostante i dissidenti del M5S Conte sa di poter contare sull’appoggio di Forza Italia, apertamente schierata ad aderire al cappio europeo. 

Quindi, se il problema non sono i numeri, quale potrebbe essere il motivo per cui affrontare l’argomento MES in Parlamento è un tabù?

La risposta è piuttosto semplice ed ha a che fare con le elezioni regionali a settembre. Infatti, in un momento in cui lo scontro politico, anche a livello regionale, si basa su temi di politica nazionale, un voto sul MES adesso fornirebbe a Salvini e Meloni un vantaggio elettorale enorme.

Ma soprattutto, includere nel perimetro delle forze politiche che sostengono il governo Forza Italia, seppur su un singolo e circoscritto argomento, manderebbe in frantumi quel sottile filo che tiene insieme il Movimento 5 Stelle, determinando come conseguenza l’immediata sfiducia del Governo.

Serve ancora tempo. Nonostante i sondaggi sbandierati dal regime su un gradimento di Conte alle stelle, la realtà è che tra la gente il Premier ed il suo governo sono malvisti: mancano i soldi promessi per le imprese, le domande sulla cassa integrazione inevase sono ancora un milione, non ci sono ancora risposte chiare sulle riaperture e la ripresa dell’anno scolastico rischia di trasformarsi in un disastro annunciato.

Nonostante questo stato di cose, agli Italiani il MES ancora non va giù perché sanno bene che si sta parlando di sottomettersi alla Germania. Un esempio lo abbiamo avuto con la recente visita della Merkel che, non essendo riuscita a trattenersi, è già venuta in visita alla colonia a dare ordini.

Conte, ha provato a rimediare: “sul MES decidiamo noi, senza imposizioni esterne”, ma egli stesso sa bene che lui non è in grado di resistere, né vuole resistere.

Basta dare uno sguardo al PNR, il piano nazionale delle riforme, sul quale sta lavorando il Ministro Gualtieri e che dovrà essere trasmesso all’Unione Europea per poter accedere ai prestiti che saranno erogati grazie al Recovery Fund: un piano di rientro debito/pil in 10 anni. Tradotto: Gualtieri vuole mettere nero su bianco che l’Italia in 10 anni rientrerà nei parametri europei. 

Questo significa strangolare gli italiani con una pressione fiscale ancora maggiore e taglio della spesa pubblica non solo per gli investimenti, ma anche per l’erogazione di servizi.

Ecco che si avvera il progetto di quelli che per farci digerire il MES invitavano a cambiargli nome.

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