Il finanziamento occulto delle ONG

In nome della trasparenza non si può chiedere alle ONG chi le finanzia. Questo è il principio espresso dalla Corte Europea che ha dichiarato illegittima una legge del 2017 voluta dal premier Ungherese Viktor Orban. 

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Una decisione accolta dal giubilo delle varie organizzazioni che potranno continuare a contare su un fiume di denaro sulla cui provenienza nessuno potrà più azzardarsi a chiedere niente. 

E questo è un grave problema democratico perché spesso chi paga ha un ascendente fortissimo sulla linea politica e di azione di queste ONG, spesso attive in vere e proprie battaglie eversive contro gli Stati sovrani, come nel caso della ONG Sea Watch resasi famosa grazie alla “Capitana” Carola Rakete che, come tutti sanno, forzò un blocco navale dello Stato Italiano dopo aver imbarcato a pochi chilometri dalle coste libiche oltre cento migranti.

Per capire meglio la situazione spieghiamo cosa imponeva la legge e cosa ha deciso la Corte.

Nel 2017 il Parlamento Ungherese approva una legge in base alla quale le ONG che operano sul territorio dello stato sono obbligate ad iscriversi ad un registro, dichiarando espressamente quanti e quali finanziamenti ricevono dall’estero se le somme ricevute superano una certa soglia.

L’intento di Orban è chiaro e condivisibile: evitare che vi siano interferenze straniere nella politica nazionale. Questo principio vige in tutti gli ordinamenti giuridici ed è applicato con particolare riferimento ai partiti politici che, ovviamente, non dovrebbero ricevere finanziamenti da potenze straniere.

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Se i soldi vengono da gente come Soros tuttavia e sono diretti a organizzazioni che formalmente non sono partiti politici i soldi possono circolare liberamente. Questo è quanto stabilisce la Corte di Giustizia Europea.

Secondo i giudici di Bruxelles la legge ungherese introduce una differenza di trattamento tra i movimenti nazionali e transfrontalieri. Ma soprattutto dissuade le persone fisiche o giuridiche stabilite in altri Stati membri o in paesi terzi dal fornire un sostegno finanziario alle organizzazioni interessate. Inoltre – si legge nella sentenza – “la legge sulle ong può creare un clima di diffidenza nei confronti delle associazioni e fondazioni”.

Avete capito bene: guai a guardare nei conti delle ONG, che sono libere di agire indisturbate oltre i confini nazionali senza dover rispettare le leggi dei singoli stati e senza dover rendere conto del loro operato, nascondendo chi effettivamente le finanzia.

Il problema è serio, perché queste organizzazioni il più delle volte sono veri e propri movimenti politici che interferiscono negli equilibri interni degli Stati e le disponibilità economiche sulle quali possono contare costituiscono una distorsione della democrazia.

Ad esempio, vi ricordate la recente sentenza di un Tribunale italiano sulla Fondazione Open di Matteo Renzi: ciò che rende applicabile la normativa sul finanziamento pubblico ai partiti anche alle fondazioni è l’attività svolta in concreto: se la fondazione svolge attività politica è di fatto un partito e deve dichiarare con la massima trasparenza i finanziamenti ricevuti.

Ecco, questa regola secondo la Corte Europea non si applica alle ONG. 

La decisione è gravissima, perché legittima l’esistenza di organizzazione di fatto politiche che operano al di sopra degli ordinamenti giuridici e contro governi nazionali democraticamente eletti.

Il cappio dell’Unione Europea si stringe ancor più forte sugli stati membri: da un lato attraverso strumenti come il MES in grado di commissariare le politiche economiche e sociali dei governi, dall’altro attraverso le ONG che sono partiti politici a tutti gli effetti e che da oggi possono operare al soldo dei nuovi padroni del mondo e delle lobbies finanziarie globaliste. 

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