Conte fa lo scaricabarile, ma su Alzano e Nembro la colpa è sua.

Su Alzano e Nembro la colpa è di Conte, ma è una colpa politica che difficilmente porterà ad una responsabilità giudiziaria.

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Buongiorno e benvenuti su Gatto Nero, il podcast della politica vista da destra. Io sono Fabrizio Gareggia e oggi voglio approfondire con voi un tema sul quale è facile fare confusione, vale a dire la questione della responsabilità sulla mancata istituzione della zona rossa nell’area dei comuni di Alzano e Nembro.

Sappiamo che il governo ha istituito due zone rosse con un decreto del ministro della salute, una riguardante alcuni comuni nel lodigiano, l’altra il territorio del comune di Vo’ Euganeo.

Una terza zona rossa, quella di Alzano e Nembro, venne richiesta e sollecitata dal comitato tecnico scientifico e dall’Istituto superiore di sanità, ma venne istituita dal governo solo dopo 10 giorni. Questo ritardo ha causato una incontrollata circolazione dell’epidemia i cui effetti purtroppo sono noti.

Come in ogni vicenda, ma a maggior ragione in questa, la magistratura cerca di fare chiarezza sulle responsabilità. 

Per l’opinione pubblica, tuttavia, l’aver avviato un’indagine – che lo ricordiamo in Italia è un atto d’ufficio per il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale – equivale già ad una sentenza di condanna, gli atti sono le dichiarazioni dei soggetti coinvolti che leggiamo sui giornali – l’eventuale rinvio a giudizio o l’archiviazione saranno rispettivamente una sentenza di condanna o di assoluzione.

Noi dobbiamo però chiarirci: in questa estrema semplificazione è molto difficile riuscire a capire e attribuire le giuste responsabilità, perché una sentenza è frutto di molteplici valutazioni che non possono essere comprese da tutti. Con l’inevitabile conseguenza che ognuno di noi si farà la sua idea e prescinderà da ogni ulteriore valutazione.

In questo caso particolare, tuttavia, è necessario chiarire che le responsabilità sono di due tipi: vi è una responsabilità giuridica per la violazione di norme penali e una responsabilità politica che discende dalla inadeguatezza delle scelte fatte.

L’errore più grave sarebbe quello di farle coincidere, regalando a Conte e al suo governo un’assoluzione piena anche dalla responsabilità politica, quando arriverà – inevitabilmente – l’archiviazione dell’indagine dei PM bergamaschi.

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Come giustamente sottolineato da Carlo Nordio sul Messaggero di oggi, in questa vicenda non è in dubbio una responsabilità, ma è quasi impossibile individuare il nesso di causalità tra la condotta incriminata e la diffusione dell’epidemia.

Per questo, la giustizia dei tribunali dovrà arrendersi, aggiungendo al dolore delle famiglie oltre a quello di aver perso i propri cari anche quello di non ricevere giustizia.

Ma i fatti sono chiari per quanto riguarda l’attribuzione delle responsabilità sul piano politico, sono talmente chiari che Conte e i suoi ministri porteranno indelebile sulla coscienza il peso di non essere stati all’altezza di gestire questa situazione pur avendone il potere.

I fatti sono chiari e non basta una legge del 78 per scagionare il presidente del consiglio: la nostra costituzione, infatti, impedisce alle regioni di vietare la libera circolazione di persone o merci da una regione all’altra (art. 120). Ma come tutti ricordiamo bene, il governo in quei giorni drammatici usò il pugno duro contro i governatori che non si allineavano alle scelte di palazzo Chigi: ricordate ad esempio la conferenza stampa del presidente di regione marche nella quale avrebbe dovuto annunciare la chiusura delle scuole? A microfoni accesi arrivò la telefonata del premier che richiamava all’ordine Ceriscioli, costretto a soprassedere e a rinviare la sua decisione. 

Ricordate che fine ha fatto l’ordinanza della calabrese Jole Santelli? Impugnata dal governo e annullata dal TAR.

Ricordate le parole del ministro Boccia? Ve le faccio risentire.

La responsabilità politica dovrebbe coincidere, una volta accertata, con le dimissioni del politico incapace. Ma siamo in Italia, e tutti noi sappiamo che come non ci sarà sentenza di condanna non ci saranno neanche le dimissioni.

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