Per le sardine il metro non vale!

Un metro è un metro. Questo in teoria, perché in pratica non è così.

La solita ipocrisia di una certa sinistra da salotto è in grado di far aumentare o diminuire la lunghezza di un metro a seconda di chi scenda in piazza a manifestare.

Come sapete ieri c’è stata in molte città italiane una manifestazione contro il razzismo e la violenza della polizia. La giusta ribellione contro un omicidio violento ed esecrabile è divampata negli stati uniti ed è degenerata essa stessa in violenza altrettanto censurabile. 

In questa iniziativa di piazza, o per lo meno nella sua versione italiana, io vedo tre cose che proprio mi provocano un grande fastidio.

La prima: ma è mai possibile che se manifestano le sardine o l’ANPI i divieti di assembramento magicamente scompaiano? 

Sui giornali è tutta una lode mielosa per le piazze piene quando solo pochi giorni fa, il due giugno per l’esattezza, fotografi, televisioni e cronisti giravano nelle piazze per misurare la distanza tra la gente.

Insomma, se scendono in piazza le partite iva, i cittadini disperati e senza soldi, il leader dell’opposizione che chiedono il taglio delle tasse, l’abolizione della burocrazia e il pagamento della cassa integrazione, c’è il rischio del contagio e i manifestanti sono degli incivili irresponsabili.

Se va in scena un grande circo mediatico per strumentalizzare l’omicidio di un uomo invece va tutto bene, sarà che il covid-19 non si trasmette da sardina a sardina.

La seconda cosa che proprio mi infastidisce è questa: chi l’ha detto che solo la sinistra ha titolo per manifestare contro il razzismo? La discriminazione su base etnica o razziale è un’aberrazione propria degli animali, non degli uomini. Tra l’altro qualsiasi regime antidemocratico si è caratterizzato per atti di discriminazione contro minoranze o etnie a prescindere dal suo colore politico.

La terza: ma è mai possibile che si possa arrivare a strumentalizzare la morte di un uomo per fini politico-elettorali? Il sistema dei media è complice di questa strumentalizzazione e alza il volume per coprire altre situazioni che metterebbero in risalto le vere criticità di questo momento.

In particolar modo in Italia, dove la nostra stessa democrazia è a rischio: la magistratura politicizzata che tiene in scacco la politica con un esercizio deviato dell’azione penale. La crisi economica che getta imprese e famiglie sul lastrico e un governo di incapaci che invece di fronteggiarla l’ha aumentata: la crisi di liquidità poteva essere risolta, ma Conte non l’ha fatto perché vuole farci accettare il MES, l’unico strumento attraverso il quale, una volta tornato il centrodestra al governo, l’Italia sarebbe comunque nelle mani delle burocrazie europee.

Ci vediamo domani.

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