Perché la cassa integrazione non arriva?

Questa è la domanda che tanti italiani in questi giorni vorrebbero rivolgere al Presidente Conte ed ai suoi due ministri Gualtieri (Finanze) e Catalfo (Lavoro).

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I ritardi nel pagamento della cassa integrazione stanno spingendo sul lastrico centinaia di migliaia di persone e le cause, a mio avviso, sono principalmente tre:

  • l’eccessiva burocrazia richiesta dalla procedura dilata i tempi di evasione delle pratiche, spesso sottoposte a doppi controlli da parte di enti diversi;
  • il ritardo nell’erogazione è comunque un beneficio per le casse dell’ente che mantiene comunque liquidità in cassa;
  • la strategia di lasciare senza soldi le famiglie serve a farci digerire meglio le misure che l’Unione Europea vorrà imporci.

Il primo punto è ovviamente confermato da riscontri oggettivi, laddove il Governo, pur ampliando la platea dei beneficiari della cassa integrazione, non ha provveduto in un momento di difficoltà come questo a definire procedure accelerate per erogare la cassa integrazione.

Gli altri due punti sono evidentemente mie considerazioni, opinabili quanto si vuole, ma evidenziati da una strategia politica ben chiara di un governo che è succube dell’Europa e non cerca risorse autonomamente, ma si affida ai prestiti dell’UE.

Ovviamente la comunicazione main stream afferma il contrario.

Qualche giorno fa Pasquale Tridico, presidente dell’INPS, ha dichiarato che sta riempiendo gli italiani di soldi.

E’ evidente che non è così, anzi, in un momento come questo si registrano gravissimi ritardi nell’erogazione delle prestazioni di sostegno al reddito da parte dell’Inps.

Ma soprattutto c’è stata una campagna denigratoria nei confronti delle regioni, che sono state accusate di rallentare l’erogazione della cassa integrazione. Questa teoria viene smentita chiaramente dal Senatore Prof. Alberto Bagnai della Lega.

In conclusione, quindi, emerge ancora una volta l’inadeguatezza di questo governo che per nascondere i propri errori accusa tutti, tranne se stesso.

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