Nasce il governo del BisConte Giuseppi II

Un governo senza legittimazione popolare e con il placet dell’establishment europeo per fare legge elettorale e nomine. Poi tutti a casa.

Mentre sto scrivendo mancano poche ore all’inizio del Governo Conte Bis (o Conte 2, per gli amanti delle supercazzole), che nasce dopo un’orribile spettacolo di ipocrisia e giravolte alle quali avevamo da un po’ perso l’abitudine.

E’ innegabile che l’accordo PD – Movimento 5 Stelle nasca per arginare la crescita dirompente della Lega e garantirsi il posto in Parlamento, visto che alcuni fanno i politici di professione e altri non avrebbero una professione a cui tornare.

Il dato che stupisce di più è che il Partito Democratico torna al Governo per la quarta volta in sei anni, senza essere passato dal voto.

Molti dicono: “Nessuno si scandalizzi, siamo una Repubblica Parlamentare!”.
È vero, si possono trovare maggioranze alternative in Parlamento, ma un collegamento con la volontà espressa dai cittadini deve sussistere, altrimenti si scade nel trasformismo.
Proprio come in questo caso, nel quale una forza politica anti-sistema (M5S) si allea con il sistema (PD).

Quindi, mi fa un po’ sorridere l’atteggiamento di chi vede nella posizione della Lega una minaccia per la democrazia che, per la verità, io credo sia più a rischio per altri fattori.

Il primo è proprio quello cui accennavo sopra: “Come è possibile che ci sia democrazia laddove una forza politica accede al governo del Paese senza passare dal voto e, comunque, anche quando perde in continuazione le elezioni?“.

Prima Enrico Letta, poi Matteo Renzi, quindi Paolo Gentiloni e adesso il “BisConte Giuseppi II”. Dal 2013 al 2019, sei anni, quattro governi scelti dal Quirinale e sostenuti dai “responsabili”, dal gruppo misto, dai senatori a vita, da chi fa il salto della quaglia, ma non dai cittadini. Adesso i parlamentari del M5S si ritroveranno a fare la fine di Scilipoti e Razzi.

Andiamo avanti: “Che democrazia è quella nella quale non si può contestare né scendere in piazza?”.

Proprio ieri Giorgia Meloni è stata redarguita da Claudia Fusani, sciccosissima tennista con l’hobby del giornalismo, che le ha rivolto questa domanda: “Meloni, non le sembra eccessivo chiedere dal Quirinale agli Italiani di andare in piazza?”.

Già, perché in Italia se non sei di sinistra non puoi scendere in piazza. Se invece sei un centro sociale o un sindacato, o il PD puoi manifestare, puoi bloccare il traffico, puoi fermare i trasporti e i servizi pubblici, puoi fare ciò che vuoi.

Se sei di destra devi stare a casa, zitto e composto a guardare i talk show dove imperversano intellettuali e giornalisti monocolore. Non puoi neanche parlare, né scrivere: se lo fai vieni sistematicamente bullizzato da qualche “opinionista” della domenica con la verità in tasca.

Il terzo ed ultimo motivo per il quale io ritengo che la nostra democrazia sia maggiormente a rischio è la modifica continua della legge elettorale.

Il vero motivo per cui nasce questo governo è la modifica della legge elettorale in chiave anti-lega: altro che taglio dei parlamentari o clausole di salvaguardia, se ne fregano anche dei decreti sicurezza, vogliono eliminare la quota uninominale dal “Rosatellum” per ritornare al proporzionale puro. Proprio come ai tempi del Pentapartito, quando il CAF (Andreotti, Craxi e Forlani) gestiva potere e appalti con la benevola desistenza del PCI di Berlinguer.

La ragione è chiara: nei collegi uninominali la Lega, essendo quasi ovunque primo partito, vince sempre e si porta a casa un buon 30% dei seggi, mettendo una serissima ipoteca sulla maggioranza del Parlamento.

Ecco spiegato l’arcano: la legge elettorale.

Insomma, il Movimento 5 Stelle che doveva scardinare il sistema e portarci nella Terza Repubblica, molto probabilmente poco prima di scomparire ci riporterà nella Prima Repubblica. Missione compiuta!

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