Povertà: il primato dell’etica sulla politica è l’unica via d’uscita.

L’ISTAT certifica quello che tutti già sapevamo: 5 milioni di italiani vivono in povertà assoluta; 13,5 milioni sono invece gli italiani che vivono in una condizione di povertà relativa


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Infografica #CPI EU – Nella classifica 2016 di Transparency International l’Italia è fanalino di coda, seguita solo da Bulgaria e Grecia)

Come si spiega questa situazione disastrosa?

Il primo fattore è senz’altro l’elevatissimo livello di corruzione del settore pubblico e politico che determina a cascata l’inefficienza del nostro sistema paese.

La corruzione in politica non è solo di carattere economico, ma è soprattutto di carattere etico e morale e caratterizza tanto la prima quanto la seconda repubblica: l’esperienza di “mani pulite” nei primi anni ’90 non è riuscita a debellare questo fenomeno proprio per il fatto che non basta sostituire i vertici dei partiti politici o cambiar loro nome per riformare un sistema basato su logiche clientelari e interessi personali.

Anzi, il passaggio dalla prima alla seconda repubblica a mio avviso ha peggiorato le cose, consegnandoci una classe politica più debole, impreparata e individualista, che non riesce a contenere lo strapotere del sistema finanziario. Basti pensare che proprio mentre ISTAT diffonde questi dati sulla povertà il nostro Parlamento ha regalato complessivamente 80 miliardi di euro al sistema bancario che ha truffato i risparmiatori (Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio di Chieti, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Monte dei Paschi di Siena).

Ciò che serve, a mio avviso, è restituire all’etica il primato sulla politica, affinché chiunque sia chiamato a svolgere incarichi istituzionali o nella Pubblica Amministrazione risponda ai valori fondamentali dell’onestà, della giustizia, della solidarietà, piuttosto che al proprio esclusivo tornaconto personale.

 

 

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